"La bicicletta" di Cesare Angelini

La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l’esaltazione dello slancio, l'immagine visibile del vento.
Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra.
Vola, cioè ascende.
Ha la gentilezza ardita di volersi appoggiare ai cuscini dell'aria, morbidi, soffici, diffidando del terreno. Nuda come un ponte, rigida come un cerchio, tuttavia curva, si piega, ripete la linea dei levriere, elegantissima. Ha la bellezza delle formule elementari, naturali e insieme geometriche.
Si smaterializza, si scorpora, nasconde se stessa nella trasparenza della velocità e dello slancio. Si può dire di lei quel che si dice del violino; ha raggiunto la sua perfezione per sempre; ha toccato il limite della semplicità.

lunedì 14 giugno 2010

Una “gita” sulle colline del “Giuanin”

Il tempo continua nei suoi capricci ostinati a nascondere,
l’estate imminente,nel cielo le nuvole scure, cariche 
di gelida acqua, anneriscono i monti, che nella
curva all’orizzonte sembrano trattenere quel torrente 
impetuoso, come una diga “titanica”.
Noi, un po’ perplessi, comunque “partiamo”.
Siamo orfani di Mauri; l’ottimismo ci fa difetto.
Il viaggio oggi in programma ci vorrebbe a 
Pra Martino,  sul colle che separa là in alto 
Villar Perosa, la cittadina dei signori dell’auto,
 da San Pietro Val Lemina, il paese dei benestanti 
pinerolesi.
Vigone, Macello, Baudenasca,  eccoci a Pinerolo.
Ora si percorre “l’inverso”, con il torrente Chisone 
che ribolle impetuoso, carico di schiuma.Ecco  le prime 
salite con le colline che ci osservano, come a proteggerci.
La ciclabile è bellissima, in un attimo si giunge a Villar.
Attraversato il centro abitato, si svolta verso la grande 
chiesa che, come ebbe a Dire il DeAmicis " Villar Perosa, 
ospite di Re, che mostra in mezzo al verde  la sua piccola 
copia candida Della basilica di superga”.
Ora la salita ci inchioda ai pedali, i verdi ed ondulati 
pendii sono brulicanti di nuove abitazioni, dall’aspetto curato.
Più su umida aria avvolge il bosco, dove la strada si perde.
Noi là in mezzo siamo in silenzio, i pensieri ci abbracciano, 
mentre le gambe continuano a mulinare con indifferente 
ardore.
Castagni secolari, larici slanciati, varietà ignote di arbusti,
la strada scompare in quella verde  galleria intervallata 
qua e là da grappoli gialli della velenosa specie del 
maggio ciondolo.
La vetta è raggiunta, dispiace solo che ad accoglierci 
ci sia uno spetrale albergo abbandonato da sempre.
Ecco la discesa, affrontata con attenzione, protetti 
dalle giacchette anti vento. Magnifico Il susseguirsi 
dei ripidi tornanti, ora intravediamo la grande pianura, 
e là in mezzo la sagoma nota della rocca di Cavour. 
Prime case curve strettissime e in un attimo siamo in 
paese. San Pietro, Pinerolo, una lunga ciclabile senza 
un colpo di pedale.
Ora Panini, a riempire brontolanti appetiti più che 
giustificati, caffè e programma di ritorno, Mauri ed Enzo 
ci vengono incontro  anche loro hanno voglia di “pedale” 
dopo i giorni di riposo passati al mare. 
Un appuntamento un po’ travagliato, 
ma a Macello eccoci insieme a percorrere gli 
ultimi chilometri con la pioggia che ormai è imminente.
L’abbiamo scampata, proprio per un pelo, 
il “diluvio” ci trova a gustare dolcetti sardi, e caldi caffè
a casa di Mauri ed Enzo.
I km. Percorsi sono stati 80. 

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Grazie da "C.C.C.P."